ALIMENTATORE VARIABILE



 

INTRODUZIONE

Nel laboratorio d’elettronica, l'alimentatore stabilizzato è un dispositivo assolutamente indispensabile tanto quanto lo sono il tester ed il saldatore. La sorgente d’energia che questo rappresenta, deve possedere quelle caratteristiche che, di volta in volta rendono necessarie all'operatore, secondo il suo preciso indirizzo professionale. In ogni caso, tuttavia, l'alimentatore deve essere in grado di erogare tensioni e correnti continue ben stabilizzate regolabili entro una gamma di maggior interesse per le attività che si debbono svolgere e totalmente prive di segnali di disturbo. Se poi il lavoro da compiere è vario e complesso un solo alimentatore, nel laboratorio, non basta più. Ma il dilettante deve possederne almeno uno particolarmente adatto al collaudo e alla messa a punto delle proprie apparecchiature, con l'assoluta certezza che queste siano alimentate in modo corretto e costante senza la preoccupazione delle variazioni incidentali. Dunque, l'alimentatore del dilettante deve vantare talune qualità tecniche che non sempre appaiono conglobate nei comuni apparati di tipo commerciale, di prezzo accessibile a tutte le borse e verso i quali spesso si orientano i nostri lettori. Pertanto, la soluzione del progetto auto realizzato consente, ancora una volta, di raggiungere i due obiettivi più ambiti degli appassionati d’elettronica: il risparmio ed il più completo conforto tecnico, quello maggiormente auspicato e programmato. Ma vediamo, qui di seguito, quali debbono essere le fondamentali caratteristiche di un alimentatore dilettantistico.

CARATTERISTICHE TECNICHE:

Due portate selezionabili: 1,25 V = 7 V - 1,25 V = 14 V

Correnti prelevabili: < 3A

Regolazioni lineare a mezzo potenziometro

IC integrato LM338K

Nella maggior parte dei casi, il laboratorio anche quello professionale, necessitano di tensioni continue, regolabili fra pochi volt e i 12 V, con correnti a volte superiori ai 2 A. Dunque l'alimentatore più adatto è quello che dispone in uscita di tali valori e che rimane sempre protetto dai cortocircuiti, i quali diventano una regola in sede di prove e collaudi. D'altra parte, la protezione contro i cortocircuiti deve limitarsi alle correnti non superiori ai 5 A, onde ridurre gli eventuali danni alle apparecchiature in prova e, in modo particolare, per evitare che l'alimentatore si guasti. Inoltre, la tensione in uscita deve essere perfettamente "pulita", in altre parole priva d’ogni elemento disturbatore. Perché, se tale condizione viene a mancare, il funzionamento dei circuiti in prova o in riparazione può venir alterato al punto da sollevare, nella mente dell'operatore, fantasiose ipotesi e disorientamenti che fanno perdere inutilmente del tempo prezioso. E questo stesso rilievo si estende pure ai circuiti logici, anche se l'alimentazione di questi può avvenire con sistemi meno "puliti". Quando si parla di rumore elettrico, occorre distinguere quello a bassa frequenza da quello ad alta frequenza. Il primo, di solito, è valutato intorno ai 50 - 100 Hz, con le relative armoniche, il secondo si estende dai pochi chilohertz in su. Il rumore di bassa frequenza disturba soprattutto le prove audio e, pur essendo facilmente riconoscibile tramite un buon oscilloscopio, è difficile da eliminare, perché un filtro d’alimentazione per queste frequenze impone l'uso di grossi condensatori elettrolitici e bobine di notevoli dimensioni che costano molto ed alterano assai spesso i valori delle tensioni quando l'alimentatore è sotto carico, rendendo poco efficaci le protezioni. Infatti, anche se queste limitano il flusso di corrente, tutta l'energia accumulatasi nei condensatori elettrolitici si riversa in ogni caso sui circuiti collegati.
Il rumore ad alta frequenza produce effetti ancor più insidiosi di quello a bassa frequenza. Perché genera regolarmente inneschi negli apparati RF e in quelli audio, perché altera le polarizzazioni in continua per effetto di rivelazioni spurie e perché causa anomalie di funzionamento nei circuiti logici.
Questo secondo tipo di rumore può essere bloccato all'origine con dei semplici filtri AF. Ma non gli si può concedere di percorrere nemmeno un breve tratto di circuito o di attraversare qualche componente elettronico, perché da questi s’irradierebbe inesorabilmente nello spazio circostante, rendendo molto problematico il suo annullamento.